SEMPITERNO | 18 OTTOBRE


I cesti nei frutteti, la “cerca” nei boschi, la gioia festosa di un autunno ancora clemente

Sempiterno è un progetto nato lo scorso anno, che si prefigge lo scopo di conoscere e approfondire la storia della cucina e la storia in generale, attraverso la cucina. L’idea nasce dalla consapevolezza che conoscere il passato è fondamentale per comprendere il presente, dalla nostra passione per la cucina tradizionale, ma soprattutto nasce dopo aver conosciuto un grandissimo esperto in materia, probabilmente il più grande di tutti, lo storico della cultura gastronomica e dell’arte conviviale Tommaso Lucchetti.
Siamo pronti per un nuovo ciclo, un altro anno da condividere con tutti gli appassionati di storia gastronomica e di tradizioni. Si parte a settembre e si arriva a maggio prossimo, con un incontro al mese. Le cene, come di consueto, si svolgeranno in un’unica grande tavola conviviale, con gli affascinanti racconti di Tommaso ad intercalare i nostri piatti.

Memorie lungo i capitoli dell’anno, attraverso raccolti, cucine, feste, tradizioni

Il gioco di parole è irresistibile, e parte da lontano, dalla lingua latina: “mensis” significa mese (termine rimasto nell’aggettivo “mensile”), “mensa” vuol dire ancora adesso più linearmente “mensa”, parola che tuttora indica la tavola imbandita per condividere i pasti, ed inoltre termine che per gli antichi romani indicava anche il piatto dove si mangiava. Ma l’idea parte anche dall’esperienza ordinaria universalmente condivisa, quando scorrendo anche solo mentalmente il calendario, anche dei nostri ricordi personali e delle nostre esperienze intime e familiari, si associano i dodici spicchi dell’anno (modularmente ripetuti all’infinito, nell’arco della nostra esistenza), a feste, ricorrenze, consuetudini ritualmente ripetute, e quindi a profumi, sapori, ricette, piatti, atmosfere, piccoli cerimoniali soggettivi. Questa nostra scansione personale di piccoli eventi legati al ciclo di dispensa/cucina/mensa è in realtà ricalcata su un vissuto millenario di costante confronti tra terra e cielo, da ciò che la natura offre dietro tanto lavoro e parallelamente da ciò che viene simbolizzato e ritualizzato nella sua dimensione non più solo materiale ma anche spirituale, poetica oltre che prosaica. Non solo i ricettari infatti, ma anche i lunari e gli almanacchi oltre allo schema dei giorni combacianti nelle settimane offrivano precetti legati alle provviste, ai segreti per conservarle, insaporirle, cuocerle e servirle al meglio, rispettando non solo le disponibilità di campi e mari, orti e boschi, ma anche le simbologie alimentari dell’anno liturgico cristiano, erede più o meno consapevole di quello antecendente dell’eredità pagana di Roma Antica. Inevitabilmente il calendario diventa così anche “dispensario” e “cucinario”, un registro che mensilmente, a mensa, racconta una storia che si evolve, intessuta comunque ad un intreccio perpendicolare di una trama ed un ordito che sopravvivono da sempre.

Tommaso Lucchetti

Il menu

  • Formaggio e pere (classica pietanza rurale di origine medievale)
  • Minestre di castagne (dal ricettario manoscritto di fine ‘500, di suor Maria Vittoria della Verde)
  • Quaglie (dal ricettario a stampa Opera di Bartolomeo Scappi, 1570)
  • Torta di funghi (dal poema eroicomico cinquecentesco Baldus di Teofilo Folengo)
  • Pastelli di pomi cotogne (dal quattrocentesco Libro de arte coquinaria di Martino de’ Rossi)

45 euro

Siamo chiusi dal 4 al 12 ottobre. 
Riapriamo venerdì 13.